Mira a escludere qualsiasi discorso sul salario minimo: è evidente, per chi lavora, la differente garanzia tra un diritto che deriva da previsione di legge e quello dettato tra le parti, padroni e sindacati concertativi, di per sé definito giusto.
Tenta d’influenzare il campo d’azione del magistrato, suggerendo l’applicazione del giusto salario in alternativa a ciò che detta l’art. 36 della Costituzione.
Vuole ulteriormente rafforzare il monopolio dei sindacati concertativi nella contrattazione. Non a caso, il decreto del primo maggio segue di pochi giorni il XXVII rapporto sul mercato del lavoro del CNEL, uscito il 22 aprile, su cui torneremo a scrivere con successive comunicazioni, che con enfasi dichiara “Il grado di copertura della contrattazione collettiva nel settore privato, sulla base dei dati Uniemens, si colloca su valori prossimi al 100 per cento, con il 99,7 per cento dei lavoratori coperti da contratti sottoscritti da almeno una organizzazione sindacale aderente alle principali confederazioni presenti al CNEL”. Cosicché, lo stesso CNEL, sulle ali di tanto successo ha deciso di riformulare l’Archivio Nazionale dei Contratti, passando dai più di mille depositati ai 150 che rappresenterebbero la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori e il suo presidente, Brunetta, commenta “È su questo criterio che ora possiamo individuare con precisione i contratti leader sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative”. Orgogliosa rivendicazione, cui verrebbe spontaneo rispondere: allora l’ammettete, anche voi siete responsabili degli 8 punti percentuali persi, dal 2021 a oggi, dai salari di lavoratrici e lavoratori italiani! E lo rivendicate pure.
Appare chiaro che l’operazione “salario giusto” vuole consolidare, attraverso il perseverare della concertazione, la politica di bassi salari, di cui i tre principali sindacati hanno grande corresponsabilità, anche se in diverse proporzioni. Si tratta, inoltre, dell’ennesimo maldestro rattoppo, per non dare risposte di legge ai rilievi della Corte Costituzionale su sopruso che sottopone al volere dei datori di lavoro il diritto d’esercitare l’azione sindacale nei luoghi di lavoro, sottoponendola alla sola firma dei contratti.
Sta a noi fare in modo che questo non avvenga.
